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Conciliazione vita-lavoro: esonero fino all'1% dei contributi (max 50.000 euro) per le aziende certificate, e Unioncamere paga consulenza e prima certificazione
Le aziende certificate UNI/PdR 192:2026 avranno un esonero fino all'1% dei contributi a carico del datore, entro 50.000 euro l'anno; le istruzioni INPS per la domanda non sono ancora uscite. Intanto Unioncamere finanzia consulenza e prima certificazione: domande fino al 31 marzo 2027.

Le aziende che ottengono la certificazione per la conciliazione tra famiglia e lavoro secondo la prassi UNI/PdR 192:2026 hanno diritto a un esonero dai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro fino all'1%, entro 50.000 euro l'anno per azienda, fino al 31 dicembre 2028. Le regole sono fissate, ma per chiederlo bisogna attendere le istruzioni dell'INPS, che non sono ancora uscite. Per arrivare alla certificazione, intanto, Unioncamere finanzia consulenza e prima certificazione con 7,5 milioni di euro: domande fino alle 16 del 31 marzo 2027.
L'esonero è previsto dall'articolo 6 del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62 (il cosiddetto decreto Lavoro), convertito dalla legge 25 giugno 2026, n. 112, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 147 del 27 giugno 2026. Le regole di attuazione sono nel decreto interministeriale dell'8 settembre 2026 firmato dai ministri del Lavoro, della Famiglia e dell'Economia.
L'esonero contributivo: cosa stabilisce il decreto
Il decreto interministeriale stabilisce che:
- spetta alle aziende in possesso della certificazione rilasciata secondo la UNI/PdR 192:2026 (pubblicata il 14 aprile 2026) da un organismo di certificazione accreditato specificamente per questa prassi;
- la certificazione vale 36 mesi;
- l'esonero è non superiore all'1% dei contributi previdenziali complessivi a carico del datore, con un limite di 50.000 euro annui, ed è parametrato su base mensile. Resta ferma l'aliquota usata per calcolare le pensioni dei lavoratori;
- decorre dall'entrata in vigore della legge n. 112/2026 (28 giugno 2026) e vale per i mesi di validità della certificazione, non oltre il 31 dicembre 2028;
- le risorse sono 7 milioni di euro per il 2026 e 12 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028. Se le domande superano i fondi, il beneficio è ridotto in proporzione per tutti;
- vanno rispettate la normativa sugli aiuti di Stato e le condizioni dell'articolo 1, comma 1175, della legge n. 296/2006 (tra cui la regolarità contributiva).
Il decreto Lavoro prevede anche che le aziende certificate possano beneficiare di attività di promozione dell'Agenzia ICE, da definire con provvedimenti della stessa Agenzia.
Come si chiederà. Il decreto dice solo che la domanda andrà all'INPS in via telematica, tramite il legale rappresentante, un suo delegato o un intermediario abilitato come il consulente del lavoro, secondo termini e modalità che l'INPS indicherà con apposite istruzioni. Nella domanda l'azienda dovrà dichiarare la retribuzione media mensile globale stimata, l'aliquota datoriale media stimata e la forza aziendale media stimata per il periodo di validità della certificazione, oltre agli estremi del certificato, all'organismo che l'ha rilasciato e alla data di rilascio, e di non aver avuto provvedimenti di sospensione dei benefici contributivi.
Le istruzioni INPS non ci sono ancora. Al momento in cui scriviamo l'INPS non ha pubblicato la circolare o il messaggio con finestre, procedura e servizio online per la domanda. Non ci sono quindi date né moduli: chi li propone oggi come definitivi anticipa qualcosa che non è stato ancora deciso.
Il punto da non perdere, quando usciranno. Chi presenta domanda entro il primo termine utile dopo aver ottenuto la certificazione, secondo le finestre che l'INPS indicherà ogni anno, è ammesso per l'intero periodo di validità del certificato (sempre entro il 31 dicembre 2028).
Cosa fa perdere il beneficio. In caso di rinuncia o revoca della certificazione, l'azienda deve comunicarlo subito all'INPS e al Dipartimento per le politiche della famiglia. Chi ha usato l'esonero senza averne diritto deve versare i contributi dovuti più le sanzioni previste dalla legge, salvo l'eventuale responsabilità penale.
Il bando Unioncamere per ottenere la certificazione
L'avviso del 21 luglio 2026, gestito da Unioncamere per il Dipartimento per le politiche della famiglia e il Dipartimento per le pari opportunità, ha una dotazione di 7,5 milioni di euro: 3,25 milioni per l'accompagnamento e 4,25 milioni per la certificazione. Il 60% è riservato a micro, piccole e medie imprese e il 5% alle imprese con rating di legalità. L'obiettivo dichiarato dal Dipartimento per le politiche della famiglia e da Unioncamere è portare 1.000 imprese alla certificazione in un anno.
Chi può partecipare. Imprese con almeno un dipendente, partita IVA attiva, sede legale e operativa in Italia, non in liquidazione né in procedure concorsuali liquidatorie, con la polizza obbligatoria contro gli eventi catastrofali (se tenute), in regola con le assunzioni obbligatorie dei disabili (legge n. 68/1999), senza cause ostative antimafia o sanzioni interdittive, e che abbiano superato il test online di autovalutazione sul sito dell'iniziativa. Le imprese con più di 50 dipendenti devono essere in regola con il rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile. Il DURC deve essere regolare al momento della concessione e fino all'erogazione dei servizi.
Cosa finanzia, in due linee (si può chiedere anche solo la seconda):
- Assistenza tecnica e accompagnamento: fino a 6 giornate con esperti incaricati e pagati da Unioncamere, per un valore massimo di 2.459,01 euro più IVA (409,84 euro a giornata). Servono ad analizzare i processi, colmare i punti mancanti rispetto alla prassi, preparare il piano aziendale e gli indicatori, fare una pre-verifica.
- Prima certificazione: Unioncamere paga direttamente l'organismo di certificazione, dopo il rilascio del certificato, fino a 1.200 euro per giornata di audit dell'organismo e secondo una tabella legata agli addetti equivalenti coinvolti nei processi più critici (non all'organico totale). Si va da 1.800 euro (da 1 a 5 addetti equivalenti) fino a 12.000 euro (oltre 250), IVA esclusa. Sono coperti solo esame della domanda, verifica documentale, verifica in sede e rilascio; pre-audit, sorveglianza e rinnovo no. L'eventuale eccedenza resta a carico dell'impresa.
Chi ha già la certificazione di parità di genere (UNI/PdR 125:2022) o lo standard "Family Audit" può chiedere 450 euro in più per i costi di sorveglianza o rinnovo di quella certificazione nel periodo tra la domanda e la nuova certificazione.
Regime di aiuto e cumulo. I contributi sono concessi in de minimis e non sono cumulabili, sugli stessi costi, con altri aiuti di Stato o de minimis.
Come e quando. Domande dalle 10 del 21 settembre 2026 fino alle 16 del 31 marzo 2027 sulla piattaforma Restart di InfoCamere, con modulo dichiarazioni ed esito del test firmati digitalmente dal legale rappresentante, una PEC e il preventivo di un organismo di certificazione iscritto nell'elenco Unioncamere. La domanda può essere inviata anche da un delegato abilitato in piattaforma. L'istruttoria è a sportello in ordine cronologico, entro 90 giorni. Lo sportello può chiudere prima se finiscono i fondi.
Cosa fa perdere il contributo. La certificazione va ottenuta dopo la comunicazione di concessione e entro il 30 giugno 2027 (salvo proroga). Se non arriva in tempo, il contributo per la certificazione non viene pagato e il costo dell'organismo resta tutto all'impresa. Il contributo è revocato anche se vengono meno i requisiti, se l'impresa usa servizi di certificazione prima della concessione o in caso di dichiarazioni false.
Cosa fare adesso
- Fai il test di autovalutazione sul sito Il lavoro a misura di famiglia: senza esito positivo non si può fare domanda.
- Chiedi un preventivo a un organismo di certificazione presente nell'elenco Unioncamere (l'accettazione del preventivo si può formalizzare anche dopo la concessione).
- Presenta la domanda su Restart il prima possibile: lo sportello va in ordine di arrivo.
- Non avviare la certificazione prima della concessione, altrimenti perdi il contributo.
- Avvisa il consulente del lavoro perché prepari i dati che andranno dichiarati all'INPS (retribuzioni, aliquota, organico stimati) e segua l'uscita delle istruzioni.
La certificazione la rilasciano solo gli organismi accreditati, dopo un loro audit: nessun consulente può garantirla. Chiede un sistema di gestione con procedure e indicatori misurabili. Se in azienda turni, ferie, permessi e carichi di lavoro vivono su fogli sparsi, è da lì che conviene partire.
Se vuoi capire quanto sono organizzati oggi i processi della tua azienda e dove intervenire per primi, puoi partire dall'audit gratuito di Singularity Labs.
Fonti
- Ministero del Lavoro, decreto interministeriale 8 settembre 2026 – esonero per le aziende con certificazione per la conciliazione tra famiglia e lavoro (pdf) lavoro.gov.it
- Normattiva – Decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, articolo 6 (convertito dalla legge 25 giugno 2026, n. 112, GU n. 147 del 27 giugno 2026) normattiva.it
- Unioncamere, Avviso pubblico per le imprese del 21 luglio 2026 – contributi per assistenza tecnica e certificazione UNI/PdR 192:2026 (pdf) conciliazionevitalavoro.unioncamere.gov.it
- Unioncamere, Il lavoro a misura di famiglia – sito dell'iniziativa e FAQ conciliazionevitalavoro.unioncamere.gov.it
- Unioncamere, Conciliazione vita-lavoro: aperto il bando per la certificazione UNI/PdR 192:2026 unioncamere.gov.it
- Dipartimento per le politiche della famiglia, Da Governo e Unioncamere 7,5 milioni di euro per le imprese famiglia.governo.it


