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Controllo di gestione: sai quanto guadagni su ogni commessa o lo scopri dal bilancio?
Fatturi tanto, lavori tantissimo, ma a fine anno l'utile è sempre più basso del previsto. Il controllo di gestione serve a capire quali commesse ti pagano lo stipendio e quali te lo mangiano, prima che te lo dica il bilancio.

Domanda secca: la commessa che hai chiuso il mese scorso, quanto ti ha lasciato in tasca? Non quanto hai fatturato. Quanto ti è rimasto, dopo materiali, ore, trasferte e la sua parte di affitto, furgoni e ufficio.
Se la risposta è "lo vedo a fine anno con il commercialista", stai guidando guardando lo specchietto retrovisore. Il bilancio ti dice com'è andata, mesi dopo e tutto insieme. Non ti dice quale lavoro, quale cliente o quale prodotto ti ha fatto guadagnare e quale ti ha fatto lavorare gratis. Questo è il mestiere del controllo di gestione.
Controllo di gestione: cos'è (e cosa non è)
È il sistema con cui misuri, mentre lavori, costi e ricavi per commessa, cliente o prodotto, e confronti quello che avevi previsto con quello che è successo. Non è la contabilità:
| Contabilità generale | Controllo di gestione | |
|---|---|---|
| A cosa serve | Fisco, banche, bilancio | Decidere tu |
| Quando guarda | Indietro, a periodo chiuso | Avanti, mese per mese |
| Come legge i costi | Per natura: materie prime, servizi, personale | Per destinazione: commessa, cliente, prodotto, reparto |
| Precisione | Al centesimo, con regole fisse | "Abbastanza precisa" per decidere in tempo |
| Chi la fa | Il commercialista o l'amministrazione | Tu, con chi gestisce lavori e ordini |
La contabilità ti dice quanto hai speso di personale. Il controllo di gestione ti dice quante di quelle ore sono finite nella commessa che hai preventivato male.
Costi diretti, costi indiretti e margine di contribuzione
Tre concetti, niente di più, e sei già a buon punto.
- Costi diretti: li attribuisci senza dubbi a una commessa o a un prodotto. Materiali, ore di chi ci ha lavorato, lavorazioni esterne, trasferte, noleggi per quel cantiere.
- Costi indiretti (o generali): esistono comunque, anche se domani non entra nessun ordine. Affitto, amministrazione, assicurazioni, leasing, utenze, il tuo compenso, il commercialista.
- Margine di contribuzione: ricavi della commessa meno i suoi costi diretti. È quello che ogni lavoro "porta a casa" per pagare i costi generali e, dopo, fare utile.
Esempio: due commesse con lo stesso fatturato
Numeri d'esempio, inventati per spiegare il metodo. Due commesse da 50.000 euro ciascuna. Il costo orario della manodopera è 30 euro.
| Voce | Commessa A | Commessa B |
|---|---|---|
| Ricavi | 50.000 € | 50.000 € |
| Materiali | 18.000 € | 22.000 € |
| Manodopera diretta | 400 ore = 12.000 € | 650 ore = 19.500 € |
| Esterni e trasferte | 2.000 € | 3.500 € |
| Totale costi diretti | 32.000 € | 45.000 € |
| Margine di contribuzione | 18.000 € (36%) | 5.000 € (10%) |
Sulla carta sono due lavori "da 50 mila". In realtà la commessa A contribuisce più del triplo della B.
Ora aggiungi i costi generali. Supponiamo (sempre numeri d'esempio) 240.000 euro l'anno di costi indiretti e 8.000 ore dirette lavorate in un anno: ogni ora "si porta dietro" 30 euro di costi generali.
| Commessa A | Commessa B | |
|---|---|---|
| Margine di contribuzione | 18.000 € | 5.000 € |
| Quota costi generali (ore × 30 €) | 12.000 € | 19.500 € |
| Risultato della commessa | +6.000 € | −14.500 € |
La commessa B ha consumato più dell'utile di due commesse come la A. E senza questi conti, l'anno prossimo la rifai uguale, con lo stesso sconto.
Ripartire i costi generali sulle ore è una convenzione: puoi usare anche le ore macchina o le ore fatturabili. L'importante è usare sempre lo stesso criterio.
Il punto di pareggio: quanto devi fatturare per non perdere
Il punto di pareggio (break-even) è il fatturato che copre tutti i costi, con utile zero. La formula è semplice:
Fatturato di pareggio = costi fissi annui ÷ margine di contribuzione medio in %
Con i numeri d'esempio di prima, trattando i 240.000 euro di costi generali come costi fissi:
| Margine di contribuzione medio | Fatturato di pareggio |
|---|---|
| 36% | 666.667 € |
| 30% | 800.000 € |
| 25% | 960.000 € |
Leggila al contrario: se il margine medio scende di 5 punti, perché accetti lavori come la commessa B o perché i materiali aumentano e non aggiorni i listini, devi fatturare 160.000 euro in più solo per restare a zero. Più lavoro, stesso risultato. È la trappola di chi "è pieno di lavoro ma non vede i soldi".
Budget e consuntivo: il confronto che nessuno fa
Il preventivo che mandi al cliente è già un piccolo budget. Il controllo di gestione lo confronta con il consuntivo, cioè quello che hai speso davvero.
| Commessa A (esempio) | Preventivo | Consuntivo | Scostamento |
|---|---|---|---|
| Ore | 350 | 400 | +50 ore (+14%) |
| Materiali | 17.000 € | 18.000 € | +1.000 € |
| Esterni | 2.000 € | 2.000 € | 0 € |
Cinquanta ore in più sembrano poco. Su venti commesse l'anno sono 1.000 ore: a 30 euro, 30.000 euro di manodopera non prevista. Non serve a colpevolizzare qualcuno, serve a correggere i preventivi e capire dove si perde tempo (attese di materiale, rilavorazioni). Lo stesso vale per l'azienda intera: un budget annuo semplice confrontato ogni mese con il reale ti avvisa a settembre, non l'anno dopo.
I 6 indicatori minimi per una PMI
Non servono cruscotti con 40 grafici. Per partire bastano questi, aggiornati una volta al mese:
- Margine di contribuzione per commessa, cliente o prodotto (in euro e in %). È l'indicatore principe.
- Fatturato progressivo rispetto al punto di pareggio: a che punto sei dell'anno e quanto ti manca per coprire i costi fissi.
- Scostamento ore preventivate e ore lavorate per ogni commessa chiusa. Negli studi professionali diventa il rapporto tra ore fatturabili e ore lavorate.
- Tempi medi di incasso (crediti verso clienti ÷ fatturato annuo × 365) e scaduto clienti oltre 60 e 90 giorni.
- Cassa prevista nei prossimi 3 mesi, meglio ancora 12: entrate attese, uscite certe (stipendi, F24, fornitori, rate).
- Portafoglio ordini: quanti mesi di lavoro hai già acquisito, e con quale margine previsto.
Come cambia da settore a settore
- Produzione: l'oggetto da misurare è il prodotto o l'ordine. Attenzione a scarti, fermi macchina e materiali che cambiano prezzo tra preventivo e acquisto.
- Impiantistica ed edilizia: l'oggetto è il cantiere. Confronta il preventivo con gli stati di avanzamento lavori e tieni separate varianti e lavori in economia, che sono dove spesso il margine si perde o si recupera.
- Studi professionali: l'oggetto è la pratica o il cliente. Il costo principale sono le ore delle persone; se non le registri, non sai quali clienti in abbonamento ti costano più di quanto pagano.
Non è solo buon senso: cosa dice la legge
Dal 2019 l'articolo 2086 del codice civile dice che l'imprenditore che opera in forma societaria o collettiva ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche per rilevare in tempo la crisi e la perdita della continuità aziendale. Per l'imprenditore individuale, l'art. 3 del Codice della crisi d'impresa chiede comunque misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi.
Lo stesso art. 3 precisa che misure e assetti devono permetterti, tra l'altro, di verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità almeno per i dodici mesi successivi. E indica alcuni segnali d'allarme, tra cui:
- debiti per retribuzioni scaduti da almeno 30 giorni pari a oltre la metà del monte stipendi mensile;
- debiti verso fornitori scaduti da almeno 90 giorni superiori a quelli non ancora scaduti;
- esposizioni verso banche e intermediari scadute da più di 60 giorni o oltre il fido da almeno 60 giorni, se valgono almeno il 5% del totale.
La legge non usa le parole "controllo di gestione" e non ti impone un software preciso. Ma prova a dimostrare che sai dove sarà la tua cassa tra dodici mesi senza sapere quali lavori ti fanno guadagnare e quando incassi.
Il vero problema: i dati sono ovunque
Nelle PMI che incontriamo il controllo di gestione manca perché i dati sono sparsi: ore su fogli di carta o nella testa del caposquadra, materiali nelle bolle, preventivi in Excel, fatture dal commercialista, incassi nell'home banking. Metterli insieme ogni mese è un lavoro a mano, e quindi non si fa.
Pensa a un'azienda metalmeccanica del brindisino che è passata dalle commesse su carta a strumenti digitali per seguire lavorazioni, documenti e scadenze: è il primo passo, perché prima di misurare i margini, bisogna che ore, materiali e documenti di ogni commessa finiscano nello stesso posto. Ne abbiamo parlato in come gestire le commesse senza perdere scadenze e documenti. Se ti riconosci in più di un caso, leggi anche i segnali che la tua azienda ha bisogno di un gestionale.
Cosa fare domani mattina
- Prendi le ultime 5 commesse chiuse (o 5 clienti, o 5 prodotti) e per ognuna scrivi ricavi, materiali, ore ed esterni. Anche a mano, anche approssimato.
- Calcola il margine di contribuzione in euro e in percentuale. Ordinale dalla migliore alla peggiore: quasi sempre c'è una sorpresa.
- Somma i costi fissi dell'ultimo anno con il tuo commercialista e calcola il tuo punto di pareggio con la formula sopra.
- Da lunedì fai segnare le ore per commessa a chi lavora, ogni giorno. Senza ore registrate non esiste controllo di gestione.
- Fissa in agenda un'ora al mese per confrontare preventivo e consuntivo delle commesse chiuse e i 6 indicatori. Sempre lo stesso giorno.
- Guarda lo scaduto clienti e fornitori con i limiti dell'art. 3 in mente: se sei vicino a quelle soglie, parlane subito con il commercialista.
Non serve partire perfetti. Serve partire misurando: la commessa B, in qualche forma, ce l'hai anche tu.


